martedì 23 aprile 2019

AMICI

"Fare amicizia è semplice; è mantenerla a lungo che diventa più complicato" 
Anna Marie D'Alò


Massimo, Gianluca, Luca, Dario e Michele. 
5 amici come pochi nella mia vita mi è capitato di incontrare. 
Quando Michele mi parlava dei suoi amici, all'inizio della nostra relazione, non riuscivo a comprendere il perchè, sebbene li considerasse parte importante della sua vita, li teneva sempre lontani da me. Evitava come la peste qualsiasi occasione di possibile incontro, fuggiva ogni rischio di fortuiti e non programmati contatti tra me ed il suo intoccabile ed inavvicinabile mondo. Ne ero quasi spaventata, come se a legarli esistesse un segreto inconfessabile e terribile. Penso di aver fantasticato su  ogni sorta di possibile complotto, dramma o giallo ignoto ogni qualvolta alla mia richiesta di poter avvicinare questi esseri quasi innominabili mi veniva seccamente risposto: "Gli amici sono miei e decido io quando presentarteli!". Ammetto che inizialmente ero davvero infastidita da questo categorico divieto di avvicinarmi ad una parte importante del suo passato e presente. Pian piano però ho cominciato a fidarmi di Michele e con la fiducia è cresciuta la capacità di attesa e soprattutto sono diminuiti i miei ragionamenti  arcani  e le trame occulte che avevano abitato i miei pensieri. 
Poi, un giorno, all'improvviso, l'inaspettata proposta a prender parte alla grigliata di Pasquetta. Non una cena in una giornata qualunque...no...LA GRIGLIATA...il SIMPOSIO ANNUALE per eccellenza.
L'avermi tenuta distante da loro per un anno e mezzo non aveva fatto altro che accrescere la mia paura di non essere adeguata, alimentato pensieri tipo "se non mi presenta vuol dire che non sono la ragazza giusta", "probabilmente ha paura che io possa fargli fare brutta figura " , " si vergogna di me e di come sono", "non mi crede sufficientemente simpatica"... e via dicendo. 
Poi, il grande giorno... ed all'istante capii... mi aveva custodita dalla loro amicizia.
Non perchè siano dei ragazzi pericolosi o perchè la loro presenza avrebbe potuto nuocermi. Mi aveva protetto dalla loro complicità che,se non fossi stata intimamente legata a lui, mi avrebbe spaventata ed esclusa. Credo che coloro che non hanno mai incontrato i fantastici cinque, non possano lontanamente immaginare la forza di quest'amicizia che dura dai tempi delle scuole medie. 
Trovarsi in mezzo ad una loro conversazione significa immancabilmente esserne tagliati fuori. Parlano un linguaggio criptato, si capiscono a suon di versi e smorfie, hanno un codice che solo loro conoscono. Eppure , esserne tagliati fuori, non significa esserne esclusi. Perchè hanno la capacità di farti sentire per un attimo parte del loro mondo, anche se non ti è concesso entrarci in profondità. 
Quando li osservi dalla porta della cucina, tutti e cinque raccolti attorno alla griglia col loro bicchiere di vino in mano, non puoi fare a meno di vedere i loro sguardi incrociarsi e  parlare senza bisogno di troppe parole, le bocche aprirsi prima a sorrisi appena accennati  e poi a contorcersi in risate sguaiate e contagiose. Se li ascolti, senza intrometterti nei loro discorsi, ti accorgi, pasquetta dopo pasquetta che le loro parole tornano sempre ai tempi leggendari della loro adolescenza, alle avventure che hanno condiviso, alle cazzate combinate da ragazzi. Ma non sono solo ricordi del tempo che fu...sono fili intrecciati di una lunga corda che li tiene uniti ancora oggi.  Anno dopo anno sono riusciti a mantenere viva la loro amicizia, o meglio, l'hanno fatta crescere ed evolvere. E questa non è solo fortuna. Hanno saputo rispettare i tempi di maturazione di ciascuno di loro,  condiviso le sconfitte e le gioie, si sono tenuti accanto anche nei momenti più brutti.  Hanno condiviso bevute memorabili,  si sono sostenuti nelle notti insonni quando faticavano a reggersi sulle loro gambe, a turno sono stati l'uno per l'altro l'abbraccio consolatore, la ramanzina materna, la spalla su cui piangere, la mano tesa, il salvagente nella tempesta, il giullare nei giorni tristi, il complice fidato, l'orecchio teso ad ascoltare, la leggerezza nei giorni pesanti, il barista col boccale di birra pronto, lo psicologo nelle pene d'amore, il compagno di squadra, la tomba dei segreti, in una sola parola : AMICI. 

mercoledì 17 aprile 2019

IL POTERE DELLA GRATITUDINE

Questa mattina mi sono svegliata con il cuore colmo di gratitudine. La vita è un capolavoro, nonostante le sue tempeste ed i suoi giorni neri e cupi. 
Quando ho preso la decisione di iniziare una nuova vita con Michele, oltre il desiderio di costruire con lui qualcosa di bello e importante per noi ed i ragazzi, una delle spinte maggiori risiedeva nel mio desiderio di voltare totalmente pagina, di chiudere con il passato e aprire un nuovo libro. Per mesi e mesi, la sensazione di dovermi liberare da un peso incredibile mi ha dato la forza ed il coraggio di progettare il nuovo domani. I ragazzi non avevano molte radici qui, pochi amici, ed io stessa mi sentivo totalmente come un pesce fuor d'acqua in questo paese molto chiuso e retro. 
Poi qualcosa in questo anno ha cominciato a cambiare. I ragazzi hanno stretto nuovi legami, amicizie profonde, stanno coltivando passioni ed interessi significativi. Ed anche il mio impegno in paese ha preso nuove svolte, nuove direzioni.  Persone che mi offrono collaborazioni, proposte di impieghi, lavori interessanti. Tutto questo mi ha inizialmente e  completamente messa in crisi. Non stavo più preparandomi alla fuga dal nulla, ma mi rendevo conto di trovarmi di fronte ad una vera e propria scelta. Ho avuto giorni di rabbia; me la prendevo con le nuove opportunità che i miei figli stavano vivendo, sentivo la forte tentazione di bloccare il loro cammino per impedire loro di attaccarsi, di creare legami.  In silenzio, dolorosamente ho accettato l'idea che stessero mettendo radici. Al contempo ero felice di vederli sbocciare e aprirsi a nuove esperienze. E questa lotta mi stava divorando. 
Ho avuto la tentazione ( a dire il vero, ogni tanto mi assale ancora) di mollare tutto, abbandonare i miei progetti ed i miei deisderi e seguire questo nuovo flusso della vita. Mi sono chiesta seriamente se la Vita non mi stesse mandando dei chiari segnali per farmi cambiare rotta, invertire la marcia, tornare sui miei passi. Il filo sottile è sempre lì, teso, pronto a farci inciampare, lasciarci in bilico tra un'ipotesi e l'altra. Ed è in quel momento che ho chiuso gli occhi, ho fatto un grande respiro ed ho cominciato a ringraziare.
Ho detto grazie alla Vita per essersi presa cura di me in questi 41 anni
Grazie per il dono grande di Federico, Elisabetta e Alessio
Grazie per i miei errori ed i numerosi passi falsi che ho compiuto
Grazie per le opportunità nuove che mi sta donando
Grazie per Michele, roccia paziente della mia vita
Grazie per mamma, sorelle e fratelli
Grazie per i dubbi e le incertezze
Grazie per questo paese che spesso ho detestato, ma nel quale posso dire di aver trovato persone speciali che resteranno sempre parte del mio cammino anche se da lontano 

Ed è nel momento in cui ho cominciato a ringraziare che ho compreso che non avrei potuto cominciare una nuova vita fuggendo da una situazione non appagante. Posso solo andare verso qualcosa di nuovo, nonostante la pienezza che vivo. Questo mi rende ora immune da paura e incertezza? Assolutamente no...sono piena di punti di domanda, di interrogativi senza risposta, di incertezze e titubanze, ma sono grata per quello che ho... per l'opportunità di poter fare una scelta, cosa che se ci pensiamo bene non è affatto scontata e valida per chiunque. Posso scegliere, se restare o cominciare qualcosa di nuovo. E ho deciso di andare avanti, camminare verso un nuovo domani, dove ci attende qualcosa che ancora non conosco ma che certamente si rivelerà prezioso per noi, dove ci aspettano  due occhi di cielo ed un cuore con una pazienza così grande, che sarebbe da stupidi lasciarselo scappare.

venerdì 5 aprile 2019

LA CREPA NEL CUORE

Questa mattina mi sono imbattuta in un post scritto da una ragazza che non conosco personalmente. Ho incrociato il suo cammino su facebook qualche anno fa e mi sono trovata sulla stessa lunghezza d'animo. Fa parte dei miei "amici" che definisco i "toccasana del cuore", persone positive, solari, che riescono a trovare in ogni problema o difficoltà un'opportunità per rendere la loro vita( e quella di chi vive loro accanto) migliore. Spesso mi trovo a leggere i suoi scritti, a condividerli, a tenermeli nel cuore durante la giornata. Oggi, uno in particolare, ha smosso le mie mani e i miei pensieri, ed eccomi qui, seduta davanti al pc, con le dita che scorrono frenetiche sulla tastiera cercando di imprimere nelle parole il fluire della mia mente.
Il post parlava di un anniversario...il decimo anniversario di un fatto che ha cambiato la vita di questa ragazza. Non viene raccontato esattamente cosa sia successo, ma vi ho letto la storia di una partenza verso un nuovo paese, una nuova vita. Parlava di come in questi dieci anni siano successe moltissime cose, che la vita non ci chiede il permesso di passare, che certe immagini, certi ricordi a volte volano via...e in tutto questo trascorrere del tempo, di eventi, di vita, noi cambiamo, cresciamo, evolviamo, non siamo più gli stessi. Poi aggiunge questa cosa meravigliosa...
    "  Eppure ci sarà sempre quel momento di debolezza, quel momento no, in cui ti ritornerà in mente un'immagine, un volto lontano, una risata bambina, un cielo diverso, un suono, un odore, un nitrito lontano, il tuo nome chiamato...ci sarà sempre quella crepa nel cuore, si.
Forse semplicemente, ci sono delle cose che finiscono per sempre, ed altre che finiscono di meno."
Questo concetto ha illuminato la mia giornata. Mi sto incamminando verso una vita nuova, o forse meglio...la mia vita sta andando in una nuova direzione, perchè in fondo non sarà la vita a cambiare, ma solo il luogo in cui essa crescerà che sarà diverso da quello in cui sta sbocciando ora.  Ed ho una fottutissima paura. Non paura di sbagliarmi, non timore di prendere un abbaglio o di pentirmi. Ho paura che in una giornata no, io possa sentire nostalgia di una montagna,la mia montagna che quasi ogni giorno mi saluta da lontano, nostalgia del cielo che vedo ogni mattina ( anche se poi in fondo è lo stesso cielo ), paura di sentirmi vuota andando al lavoro perchè non ho visto quella casetta appena sopra una collina che mi pare la casa di una favola per bambini, ho paura di trovarmi di fronte a ricordi, profumi, voci, volti, mani amiche, sorrisi. Ma sapere che ci sarà sempre quel momento di debolezza, essere consapevole che non significa che il tuo cuore ti chiede di tornare indietro, pensare che ci sono cose che "finiscono meno" ecco, mi da' il coraggio per fare un grosso respiro, accantonare i fantasmi, prendere tra le mani le mie paure ed andare incontro a quel giorno...anche se mi sembra acora molto lontano. 

venerdì 8 marzo 2019

OTTANTA

Ottanta...un traguardo che non è concesso a molti nella vita. Un arrivo importante, una candelina di quelle che non possono passare in sordina.Sei nato un  lontano giovedì di un anno particolarmente difficile per la storia dell'umanità intera. Hitler, occupando Praga,diede il via ad un crescendo di abomini. Anni bui, dolorosi, inspiegabili ed enigmatici. Anni pieni di violenza e sofferenze. Eppure...come sempre accade..una piccola luce riesce ad illuminare le tenebre. La nascita di un bambino rappresenta sempre un evento felice, un segnale di speranza, un'occasione di riscatto. Non so molto della tua infanzia, hai sempre parlato poco delle tue origini. ( fortunatamente abbiamo ancora il tempo di rimediare ) Però provo ad immaginarti piccolo tra le braccia della tua mamma. Chissà come eri da bambino. Probabilmente un tipetto curioso e indomabile; uno che non si lascia imprigionare negli schemi, forse anche poco amante delle regole e dei comandi. Quello che so per certo è che sei sempre stato un gran lavoratore. Non ti sei risparmiato. La fatica ed il sudore sono stati tuoi compagni nelle notti di lavoro impastando il pane o sulle strade consegnando i giornali. Nel corso della tua vita hai avuto anche il dono di diventare padre, nonno e marito. Sei stato per alcuni un amico prezioso e leale. Insomma, diciamo che hai compiuto un lungo tratto di strada. La vita ti ha riservato regali importanti e ti ha inflitto lezioni significative. Hai conosciuto la gioia di molti traguardi e l'amaro della sconfitta. Hai fatto esperienza del fallimento e della gioia più grande, della conquista e della perdita, del bene e del male. Ti auguro, in questo giorno così importante, di essere capace di prendere tra le mani tutti i tuoi giorni, di accarezzarli con benevolenza e ringraziarli per averti condotto fino a qui. Sii grato per ogni istante vissuto, per ogni sorriso ricevuto, per ogni pugno in faccia subito, per ogni lezione di vita appresa, nonostante le batoste prese. Tanti auguri nonno Mario per i tuoi meravigliosi 80 anni.

GRAZIE PER ESSERTI PRESA CURA DI ME

Sono una che va controcorrente...non mi piace seguire la massa, le regole imposte, la corrente del fiume, i sensi obbligati. Se vado in una direzione obbligatoria è perchè ho liberamente deciso di andarci. Altrimenti sono capace di scendere da sola dal treno della vita e proseguire a piedi, a zonzo, un po' vagabonda. Mi vesto come piace a me, bizzarra, a tratti trasandata, originale, vintage e alternativa...non riesco ad usare le scarpe col tacco per più di dieci minuti, e anche in quei minuti le utilizzo come un trampoliere alle prime armi... i miei capelli sono ogni taglio più corti...maschili, sbarazzini... ho, però, gli occhiali fucisa ed il rosa ed il lilla sono i miei colori preferiti. Non mi piacciono le scarpe, le trovo tutte banali, uguali, anonime...le guardo per ore e mi sembrano sempre identiche. Al contrario sono appassionata di stivali...li amo alla follia. Quando vedo un paio di stivali, per favore trattenetemi. Ne ho appena comprati alcuni ai mercatini dell'usato...uno fantastico beige pieno di fiorellini...l'altro nero di pelle con le strisce colorate. Quando cammino fanno quel rumore meraviglioso del legno che sbatte contro la pietra e mi sento sicura di me stessa. Qualche giorno fa, per puro caso sono capitata in un negozio di calzature: svendeva tutto per cessata attività. Ventuno euro per un meraviglioso paio di stivali di pelle, neri, un grosso teschio bianco contornato da cuoricini e una rosa rossa. Li pregusto già ora in attesa del giorno in cui li indosserò per mettermi in sella alla moto. Ah, la moto... l'aria che ti accarezza ogni piccola parte del corpo, la mente che vaga solitaria, accompagnata dal rumore della strada, dei suoni del motore e, quando sei fortunato, dal silenzio del paesaggio... le curve che ti cullano lungo la strada, il silenzio ed ancora il silenzio. Quando sei sulla moto non sei obbligato a parlare con chi hai davanti ... puoi permetterti di stare zitta senza offendere nessuno, senza sembrare asociale o scontrosa...tu,il vento, la strada e i tuoi pensieri.  Poi ci sono i libri...quelli che mi hanno tenuto compagnia nelle giornate della mia infanzia, quelli che mi hanno fatto sognare nell'adolescenza ed oltre...i libri seri ed impegnati che mi hanno aiutata a crescere e quelli buffi che mi fanno ridere nei giorni tristi...i libri che divoro avida e insaziabile e quelli che da tempo giacciono sul mio comodino, iniziati e ricominciati per l'ennesima volta, ma che non riesco a farmeli amici. Anche coi libri sono diversa. Difficilmente riesco a trattenerli con me. Li assaporo, li leggo, entro nelle pagine e nelle storie dei personaggi, divento parte della storia che raccontano, poi li lascio andare, verso nuovi lidi, in attesa di qualcuno che li legga dopo di me. E così ho sempre il comodino pieno di volumi presi in biblioteca e la libreria sempre più orfana, perchè qualche testo ha lasciato il nido. E che dire di quella voglia improvvisa, irrefrenabile di creare? Non importa cosa e non importa come... conta solo liberare la mente e muovere le mani. Ci pensano loro a dare vita a qualcosa di prezioso... ed ecco allora i miei pennelli... le vernici, i mobili carteggiati e riverniciati ...la sensazione di ridonare vita a qualcosa di vecchio, inutile: tutto può avere una seconda occasione. E la lana, i ferri e gli uncinetti... un filo anonimo che tra le mani si anima...da filo si trasforma in cappello, maglione, stola, scaldacollo, coperta... un filo solo intrecciato che rinasce e comincia una nuova avventura. La macchina fotografica, l'istante in cui immortali per sempre un ricordo; lo sguardo sul mondo che dietro al mirino diventa nuovo...l'attenzione alle piccole cose che solitamente ignori, che quando passi di corsa non vedi. Uno sguardo che a distanza di anni riporterà a galla quell'emozione che hai cercato di rendere immortale. Una fotografia che stupidamente dimentico sempre di stampare ed immancabilmente perdo, risucchiata dalla tecnologia che non perdona chi rinuncia a toccare con mano i propri ricordi impressi su carta e si accontenta di uno schermo incapace di parlarti quanto una stampa. Non riesco ad abituarmi alla monotonia di giorni tutti uguali e sebbene la mia vita sia abbastanza regolare, ogni giorno cambio qualcosa per rendere tutto diverso... inverto l'ordine in cui metto le cose in tavola, sposto gli oggetti, cambio la disposizione degli arredi. Solamente nelle relazioni sono incapace di fare grandi cambiamenti repentini... quando qualcuno mi entra nel cuore, difficilmente viene spodestato o cambiato con una nuova conquista.  Amo cucinare e mangiare. Sperimento sempre nuove ricette, adoro la cucina etnica ed assaggiare nuovi piatti. Mi piace prendermi cura di chi amo, attraverso la cucina. Amo la pizza, in tutte le sue varianti e i suoi condimenti, ma se mi siedo ad un tavolo in pizzeria ho bisogno di molto tempo per poter decidere quale sarà il mio bottino. Sono, in effetti, una inguaribile indecisa, ma quando riesco ad ascoltarmi e a prendermi ciò che merito, vado avanti come un treno. Sono testarda e cocciuta, che al positivo vuol dire essere tenace e guerriera. Sono questa  e ancora tanto altro... Non sono sempre stata così come sono oggi. Sono il frutto di un grande lavoro personale, di cadute e ricadute,  di sconfitte e vittorie, di fallimenti e traguardi conquistati con il sudore.

Alla bambina che sono stata , a colei che oggi sono ed alla donna che domani sarò: grazie per esserti presa cura di me.   

mercoledì 9 gennaio 2019

UNA BELLA NOTIZIA

Sono parecchi giorni che non mi siedo tranquilla a scrivere. La mia testa, in questo periodo, è un ricettacolo di bufere e tempeste. I pensieri si mescolano tra loro ad una velocità sorprendente ed appena sembra che ci sia calma, ecco una nuova folata di vento che arriva a scombussolare nuovamente i mille ragionamenti che mi tengono in loro    balia. Nonostante cio' posso affermare di non essere in panico, di non avere momenti di eccessivo sconforto, di non dare nemmeno l'idea di essere tormentata. Mi sento tutto sommato serena: semplicemente fatico a tenere a bada i venti che mi atteaversano il cuore e la mente.
Ieri sera, però, è accaduta una cosa che in un attimo ha sedato il temporale. Ed eccomi qui, penna in mano, foglio bianco sul tavolo a scrivere mentre attendo che i bambini entrino nella classe, interrompendo questo momento catartico.
Erano circa le venti, avevo appena finito di cenare e mi districavo in una lotta dialettica con Alessio, cercando di scansare le sue frecciate, di contenere i suoi deliri e di placare i suoi pensieri spaventati, quando il cellulare mi avvisa che è arrivato un messaggio. 
"Happy family" è il nome del gruppo che utilizziamo tra noi fratelli e mamma quando abbiamo qualche notizia importante che preferiamo non condividere col resto della famiglia. Il gruppo satellite del nostro solito gruppo familiare. E' in "Happy family" che ho comunicato qualche mese fa il nostro prossimo trasferimento, è lì che ognuno di noi racconta qualcosa di veramente importante ed è li che è giunta la novella:
Diventerò nuovamente zia! 
Lo ripeto perchè mi fa ancora un certo effetto dirlo...."a settembre diventerò nuovamente zia". 
Dovrei esserci abituata. Tolti i miei figli, sono già a quota 10 nipoti ed una bis nipotina. Una cifra considerevole, che potrebbe tranquillamente conferirmi un attestato speciale di zia navigata. Ho cominciato presto a sentirmi chiamare zia Chiara, quindi la cosa non dovrebbe farmi barcollare le ginocchia o tremare la voce. Eppure mi sento una bambina di fronte ai regali di Natale, perchè a diventare mamma sarà la mia sorellina. Lo so, a 31 anni, non dovremmo permetterci di chiamare qualcuno "piccolino", ma quando ti ritrovi ad essere l'ultima di 6 fratelli , l'etichetta di bambina è difficile da tagliar via. Lei, la piccola di casa, si trova ad essere spettatrice e protagonista della meravigliosa avventura della vita. Non è una cosa splendida?
Io, la mia sorellina, l'ho vista nascere e lottare con le unghie per conquistarsi un posto nel mondo fin da quando era piccina. Ricordo la sua forza e la sua determinazione di restare aggrappata a noi, anche quando stava in piedi solo grazie alle flebo. Ricordo la sua testardaggine nel raggiungere tutti gli obiettivi che si prefiggeva... le arrampicate sugli armadi, i salti sul letto... le corse in bicicletta...i pianti sfiancanti per ottenere quello che voleva...
Se dovessi definirla con due parole la chiamerei determinazione e coraggio.
Per molti anni l'ho persa di vista. Io, concentrata a mettermi nei guai e a ricostruire la mia vita, e lei a scappare alla ricerca di una vita che le calzasse a pennello. Ho visto da lontano le sue cadute, le sue lotte, ma cio' che più mi affascina sono state le sue conquiste e le sue vittorie.
Ho visto la forza di una leonessa, la leggerezza di una farfalla, la determinzazine di un mulo e il coraggio di chi davvero ha capito che la vita va vissuta per essere felici.
Ed oggi la vita la sta ripagando di tutte le fatiche fatte e anche di quelle che ci saranno ancora, perchè in fondo la vita è così... mica una passeggiata in centro... E' salite e discese e poi ancora salite e cadute e ancora ampi respiri di orizzonte e di cielo.
Non ho grandi cose da augurarti, perchè so che comunque vada sarà un vero successo. Hai in te tutto ciò che ti occorre per essere una grande mamma...abbi solo sempre la forza e la voglia di essere te stessa. Se il piccolino ha scelto proprio te per essere la sua mamma vuol dire che sei la migliore per lui...con lui crescerai ogni giorno un po' di più. I suoi passi, saranno anche i tuoi, ogni sua conquista una nuova meta per te, le sue sconfitte, i suoi pianti, i suoi sorrisi, le notti insonni, le lacrime di gioia, i momenti di sconforto... tutto ti sarà donato per arrivare ad essere la donna meravigliosa che sei già ora, ma che diventerà semplicemente più definita, giorno dopo giorno, anno dopo anno, se rimarrai fedele a te stessa, al tuo cuore, alle tue passioni, ai tuoi sogni, ai tuoi desideri. E appoggiati a Paolo quando ti senti crollare, è più forte di quanto immagini...e insieme sarà una bellissima avventura da vivere!!!!
Adesso goditi il miracolo, assapora ogni istante, vivi e non smettere mai di sognare! Ti voglio bene piccolina!!!!!



giovedì 1 novembre 2018

COS'E' PER TE LA FELICITA' ?

Qualche giorno fa Elisabetta mi stava raccontando che a scuola hanno visto il film "Alla ricerca della felicità" e che presto il professore avrebbe chiesto loro di svolgere un tema spiegando cosa sia la felicità. Mi ha detto che non si sente in grado di dire che cosa sia per lei questa tanto osannata emozione. E mi ha girato la domanda : "Mamma, per te cos'è la felicità ?" 
Le ho allora detto che credo sia essere sereni, sentirsi in pace. Ok, non sono stata proprio convincente ed infatti non ha accettato questa frettolosa definizione. "Eh, no mamma...troppo semplice! La serenità è la serenità...sono due cose ben distinte! Impegnati di più"  In realtà non riuscivo ad articolare in poche e brevi parole quello che penso e credo riguardo questa meravigliosa emozione che tutti nella vita, costantemente, cerchiamo di raggiungere. A scanso di ulteriori cazziatoni da parte sua, sono andata a cercare il corretto significato di questa parola sul vocabolario:

FELICITA': la felicità è lo stato d'animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri
L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, "felice", la cui radice "fe-" significa abbondanza, ricchezza, prosperità.

Per anni ho inseguito disperatamente la felicità. Non facevo altro che lamentarmi di quanto la mia vita fosse poco soddisfacente, banale, inutile. Ho cercato la felicità nelle cose più disparate, ma senza mai trovarla, senza riuscire ad afferrarla realmente, se non per qualche breve istante. La cercai nella scuola, nei voti che prendevo, ma bastava che un giorno un sette e mezzo diventasse un sei, che sprofondavo in una sorta di angoscia inconsolabile. Mi resi conto con gli anni che volevo essere brava a scuola solo perché questo mi avrebbe resa popolare e quindi amata. Oggi non ripongo più la felicità nell'approvazione degli altri, ma  ho dovuto lavorare parecchio per liberarmi dal bisogno di sentirmi costantemente amata. Ci fu un momento, nella mia adolescenza, in cui mi misi senza sosta alla ricerca della felicità fuori casa, tra gli ultimi, i dimenticati, i poveri. Cominciai a frequentare qualsiasi gruppo si occupasse di volontariato, di fare carità cristiana. Era appagante, mi sentivo realizzata, in pace. Quando facevo del bene il mio ego era alle stelle. Pensavo che essere utile  agli altri mi rendesse felice. E, invece, quando tornavo ad essere sola con me stessa, il senso di vuoto, l'essere insoddisfatta, inappagata mi divorava. Sia ben chiaro, non sto dicendo che dobbiamo diventare degli egoisti per poter star bene con noi stessi, ma fino a quando non stiamo bene profondamente, illuderci che saremo felici aiutando gli altri ci farà solamente perdere tempo. Potremo continuare ad essere caritatevoli, ma consapevoli che stiamo solo facendo del bene a noi stessi, che forse attraverso un gesto altruista potremo guarire il nostro animo, nella sua parte più nascosta e ferita. Ma non è questa per me, oggi, la felicità.
Ad un certo punto, ho cominciato a cercarla nella preghiera. Pregavo moltissimo, recitavo parole di invocazione, richieste di aiuto. Pregare mi dava pace, sollievo; mi dava l'illusione di non dovermi preoccupare di nulla, perché c'era Qualcuno che avrebbe pensato a me. Col tempo ho però compreso, che per me, la preghiera era diventata solo un alibi per non dover prendere in mano la mia vita. Potevo rimanere inerme, senza far nulla perché tanto c'era Lui che pensava a tutto. Oggi credo che anche per pregare si debba essere persone complete, capaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. In fondo, se Dio viene descritto come un padre, altro non fa che amarci e desiderare che i suoi figli siano felici.  E nemmeno questa, oggi è per me la felicità.
Poi cominciai a cercare la felicità nelle relazioni, sia in amicizia che in amore. Ero felice se qualcuno si interessava a me, qualsiasi cosa lo attirasse . Non era importante che venissi apprezzata per quello che ero realmente. Mi sentivo felice per ogni sguardo, per un bacio rubato o per il tempo che mi veniva dedicato. Ma appena una relazione finiva, quando un'amica scompariva nel nulla rimanevo nuovamente con il vuoto. Oggi ho imparato che gli altri non sono responsabili della mia felicità e nemmeno colpevoli della mia tristezza.
Quando mi sono resa conto che la mia vita era stata una fuga costante ed inarrestabile da me stessa, in una sterile ricerca di qualcosa che non avrei mai potuto afferrare se non entrando nella profondità di ciò che ero, è cominciata per me la vera ricerca della felicità. O meglio, ho cominciato ad essere felice.
Oggi mi sento una persona felice perché sono allineata. Il mio cuore, la mia testa e le mie azioni hanno finalmente deciso di collaborare e muoversi nella stessa direzione. Non sono tutti i giorni sorridente, gioiosa e giocherellona: non è per me oggi questa la felicità. Anche nelle giornate NO, nei momenti in cui sono pessimista, negativa, quando la malinconia mi afferra e tenta in tutti i modi di farmi sprofondare, io mi sento felice.
Sono felice perché posso dire GRAZIE alla vita di quello che ho, e non è poco se ci presto attenzione.
Ho tre figli meravigliosi, che stanno crescendo dritti nonostante la storia storta in cui si sono trovati.
Ho un amico e compagno al mio fianco che mi ama così come sono  e mi sta insegnando a non abbandonare la strada della felicità.
Ho una famiglia sgangherata ma con radici profonde  e amore solido.
Ho amiche leali e sincere e nonostante siano pochi i momenti in cui ci vediamo, so di poter contare su di loro sempre.
Sono felice quando arrivo al lavoro ed un nugolo di bambini vocianti mi si piomba addosso e mi stringe forte.
Sono felice quando finisce l'orario di lavoro e torno a casa dai miei figli.
Sono felice quando mi posso sedere e faccio la maglia come fossi una nonna.
Sono felice durante le partite di rugby.
Sono felice quando piove perché posso camminare sotto la pioggia.
Sono felice ogni volta che mi siedo al pc a scrivere.
Sono felice dei progetti che pian piano stanno delineandosi.
Sono felice anche quando piango e fatico a risalire dai momenti negativi: mi aiutano a tenere duro.
Sono felice ogni volta che riesco a superare gli ostacoli, perché mi permettono  di misurarmi con le mie  debolezze e la mia forza.
La pizza
Il gelato
Il lago
La montagna
Il vento sul viso quando la moto ci porta lontano
Le mie sorelle 
La risata di Michele
Il bene dei nonni dei miei figli
Una telefonata inaspettata
La mia nipotina Camilla che oggi mi ha aperto il cuore 
Il bacio di Elisabetta
La telefonata di Federico da Livigno
Mia mamma
Michele che suona il pianoforte
Mio fratello 
Un bicchiere di Gewurtztraminer

QUESTO E TANTO ALTRO È PER ME OGGI LA FELICITA'