giovedì 1 novembre 2018

COS'E' PER TE LA FELICITA' ?

Qualche giorno fa Elisabetta mi stava raccontando che a scuola hanno visto il film "Alla ricerca della felicità" e che presto il professore avrebbe chiesto loro di svolgere un tema spiegando cosa sia la felicità. Mi ha detto che non si sente in grado di dire che cosa sia per lei questa tanto osannata emozione. E mi ha girato la domanda : "Mamma, per te cos'è la felicità ?" 
Le ho allora detto che credo sia essere sereni, sentirsi in pace. Ok, non sono stata proprio convincente ed infatti non ha accettato questa frettolosa definizione. "Eh, no mamma...troppo semplice! La serenità è la serenità...sono due cose ben distinte! Impegnati di più"  In realtà non riuscivo ad articolare in poche e brevi parole quello che penso e credo riguardo questa meravigliosa emozione che tutti nella vita, costantemente, cerchiamo di raggiungere. A scanso di ulteriori cazziatoni da parte sua, sono andata a cercare il corretto significato di questa parola sul vocabolario:

FELICITA': la felicità è lo stato d'animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri
L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, "felice", la cui radice "fe-" significa abbondanza, ricchezza, prosperità.

Per anni ho inseguito disperatamente la felicità. Non facevo altro che lamentarmi di quanto la mia vita fosse poco soddisfacente, banale, inutile. Ho cercato la felicità nelle cose più disparate, ma senza mai trovarla, senza riuscire ad afferrarla realmente, se non per qualche breve istante. La cercai nella scuola, nei voti che prendevo, ma bastava che un giorno un sette e mezzo diventasse un sei, che sprofondavo in una sorta di angoscia inconsolabile. Mi resi conto con gli anni che volevo essere brava a scuola solo perché questo mi avrebbe resa popolare e quindi amata. Oggi non ripongo più la felicità nell'approvazione degli altri, ma  ho dovuto lavorare parecchio per liberarmi dal bisogno di sentirmi costantemente amata. Ci fu un momento, nella mia adolescenza, in cui mi misi senza sosta alla ricerca della felicità fuori casa, tra gli ultimi, i dimenticati, i poveri. Cominciai a frequentare qualsiasi gruppo si occupasse di volontariato, di fare carità cristiana. Era appagante, mi sentivo realizzata, in pace. Quando facevo del bene il mio ego era alle stelle. Pensavo che essere utile  agli altri mi rendesse felice. E, invece, quando tornavo ad essere sola con me stessa, il senso di vuoto, l'essere insoddisfatta, inappagata mi divorava. Sia ben chiaro, non sto dicendo che dobbiamo diventare degli egoisti per poter star bene con noi stessi, ma fino a quando non stiamo bene profondamente, illuderci che saremo felici aiutando gli altri ci farà solamente perdere tempo. Potremo continuare ad essere caritatevoli, ma consapevoli che stiamo solo facendo del bene a noi stessi, che forse attraverso un gesto altruista potremo guarire il nostro animo, nella sua parte più nascosta e ferita. Ma non è questa per me, oggi, la felicità.
Ad un certo punto, ho cominciato a cercarla nella preghiera. Pregavo moltissimo, recitavo parole di invocazione, richieste di aiuto. Pregare mi dava pace, sollievo; mi dava l'illusione di non dovermi preoccupare di nulla, perché c'era Qualcuno che avrebbe pensato a me. Col tempo ho però compreso, che per me, la preghiera era diventata solo un alibi per non dover prendere in mano la mia vita. Potevo rimanere inerme, senza far nulla perché tanto c'era Lui che pensava a tutto. Oggi credo che anche per pregare si debba essere persone complete, capaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. In fondo, se Dio viene descritto come un padre, altro non fa che amarci e desiderare che i suoi figli siano felici.  E nemmeno questa, oggi è per me la felicità.
Poi cominciai a cercare la felicità nelle relazioni, sia in amicizia che in amore. Ero felice se qualcuno si interessava a me, qualsiasi cosa lo attirasse . Non era importante che venissi apprezzata per quello che ero realmente. Mi sentivo felice per ogni sguardo, per un bacio rubato o per il tempo che mi veniva dedicato. Ma appena una relazione finiva, quando un'amica scompariva nel nulla rimanevo nuovamente con il vuoto. Oggi ho imparato che gli altri non sono responsabili della mia felicità e nemmeno colpevoli della mia tristezza.
Quando mi sono resa conto che la mia vita era stata una fuga costante ed inarrestabile da me stessa, in una sterile ricerca di qualcosa che non avrei mai potuto afferrare se non entrando nella profondità di ciò che ero, è cominciata per me la vera ricerca della felicità. O meglio, ho cominciato ad essere felice.
Oggi mi sento una persona felice perché sono allineata. Il mio cuore, la mia testa e le mie azioni hanno finalmente deciso di collaborare e muoversi nella stessa direzione. Non sono tutti i giorni sorridente, gioiosa e giocherellona: non è per me oggi questa la felicità. Anche nelle giornate NO, nei momenti in cui sono pessimista, negativa, quando la malinconia mi afferra e tenta in tutti i modi di farmi sprofondare, io mi sento felice.
Sono felice perché posso dire GRAZIE alla vita di quello che ho, e non è poco se ci presto attenzione.
Ho tre figli meravigliosi, che stanno crescendo dritti nonostante la storia storta in cui si sono trovati.
Ho un amico e compagno al mio fianco che mi ama così come sono  e mi sta insegnando a non abbandonare la strada della felicità.
Ho una famiglia sgangherata ma con radici profonde  e amore solido.
Ho amiche leali e sincere e nonostante siano pochi i momenti in cui ci vediamo, so di poter contare su di loro sempre.
Sono felice quando arrivo al lavoro ed un nugolo di bambini vocianti mi si piomba addosso e mi stringe forte.
Sono felice quando finisce l'orario di lavoro e torno a casa dai miei figli.
Sono felice quando mi posso sedere e faccio la maglia come fossi una nonna.
Sono felice durante le partite di rugby.
Sono felice quando piove perché posso camminare sotto la pioggia.
Sono felice ogni volta che mi siedo al pc a scrivere.
Sono felice dei progetti che pian piano stanno delineandosi.
Sono felice anche quando piango e fatico a risalire dai momenti negativi: mi aiutano a tenere duro.
Sono felice ogni volta che riesco a superare gli ostacoli, perché mi permettono  di misurarmi con le mie  debolezze e la mia forza.
La pizza
Il gelato
Il lago
La montagna
Il vento sul viso quando la moto ci porta lontano
Le mie sorelle 
La risata di Michele
Il bene dei nonni dei miei figli
Una telefonata inaspettata
La mia nipotina Camilla che oggi mi ha aperto il cuore 
Il bacio di Elisabetta
La telefonata di Federico da Livigno
Mia mamma
Michele che suona il pianoforte
Mio fratello 
Un bicchiere di Gewurtztraminer

QUESTO E TANTO ALTRO È PER ME OGGI LA FELICITA' 




giovedì 25 ottobre 2018

PRENDERE IL VOLO

Sono quasi le 22 e sono rientrata a casa da pochi minuti. Ho accompagnato Federico da mia mamma. Domani partirà per uno stage a Livigno: tre settimane lontano da casa. Non è la prima volta che si allontana. Eppure questa volta è DIVERSO. Oggi qualcosa nel mio stomaco si sta smuovendo. E anche dagli occhi qualche lacrima decide di avanzare e scorrere lungo le guance. Non sono mai stata una mamma apprensiva o iperprotettiva. Al contrario ho sempre lasciato molto spazio ai suoi voletti. Vivevo nella certezza che dopo aver esplorato lo spazio circostante, con qualche battito d'ali sarebbe ritornato nel suo nido, da me. Sono pienamente consapevole che anche questa volta tornerà da me; ha ancora da finire la scuola e non è ancora arrivato il giorno del grande volo. Ciononostante ho come l'impressione che stia facendo le prove generali. E per quanto io ne sia felice, fiera, orgogliosa, sento che una parte di me si sta staccando. Non avrei mai  pensato di provare questa sensazione, lo confesso. Quando mi capitava di imbattermi in mamme che si dicevano tristi perchè i loro figli stavano lasciando il nido, faticavo a comprendere come fosse possibile non gioire della loro autonomia, delle loro scelte e soprattutto non agognare finalmente di poter prendersi del tempo per se stesse. Continuo a pensare che ho voglia di cominciare a poter camminare per casa senza fare lo slalom tra calzini sporchi, o passare per il corridoio indenne invece che ritrovarmi coinvolta in qualche faida fratricida. Eppure la parte non razionale di me sta attraversando il momento del distacco...il taglio del cordone. Vai Federico...vola lontano... esplora...conosci...impara...cadi e rialzati. Una parte del mio cuore vola con te anche se il volo è tuo. Non posso dirti quale corrente ascensionale percorrere o in quale direzione andare. Ma da lontano, e da vicino sempre, seguirò le tue migrazioni, i tuoi viaggi, le tue avventure. E quando avrai voglia di nido e di un'ala sotto la quale riposarti un poco prima di riprendere il viaggio io ci sarò sempre. 

mercoledì 17 ottobre 2018

17 ANNI DI TE

A te che sei stato il primo a rendermi mamma
A te che per la prima volta hai stretto il mio dito nel tuo piccolo pugno
A te che da quando sei nato non hai fatto altro che distruggere ogni mia certezza sulla vita
A te che da piccolo eri ingordo di letture e non smettevi mai di prendere un libro tra le mani affinchè ti leggessi una storia
A te che non sei mai stato un bambino come gli altri perchè non ti interessava essere come tutti ti volevano
A te che testardamente hai seguito il tuo cuore in ogni tua passione, sia quando passavi ore a giocare a travestirti e impersonare maghi, angeli e stregoni, sia quando ti disinteressavi del pallone
A te che stai inseguendo tenacemente i tuoi sogni
A te che te ne sei fregato di avere qualche chilo di troppo quando hai iniziato a ballare
A te che hai fatto vedere a tutti quanti tutto il tuo amore per il ballo e la tua bravura
A te che hai sofferto tanto ma non ti sei mai arreso
A te che non sempre sei compreso da alcuni ma allo stesso tempo sei anche tanto amato ed apprezzato da altri
A te che quando sei approdato in maneggio ti sei lasciato curare dai cavalli
A te che hai trovato il tuo spazio dove sentire meno il dolore
A te che hai saputo scegliere sempre ciò che ti rendeva felice
A te che quando ti ho beccato con le sigarette ti avrei ammazzato ma sono felice di essermi trattenuta dal farlo
A te che stai lottando per trovare te stesso e seguire la tua strada
A te che sei irascibile, prepotente ed egoista ed allo stesso tempo sensibile, buono e generoso
A te che ancora non hai fatto tesoro della tua sensibilità e pensi a volte di eliminarla facendo finta di fare lo stronzo
A te che in casa sei un orso permaloso e nel mondo un ragazzo splendido
A te che stai crescendo
A te che quando hai cercato il posto per lo stage non ti sei arreso ed hai ottenuto ciò che volevi
A te che sei maturato tanto pur restando sempre il mio piccolo bambino
A te che sei arrabbiato, deluso, amareggiato, ma non ti arrendi
A te che hai voglia di cambiare, ricominciare, trovare nuove strade
A te che mi hai insegnato ad avere orizzonti mentali nuovi
A te che ti batti per un mondo più giusto
A te che non hai mai paura di metterti dalla parte di chi è discriminato
A te che troverai la tua strada
A te che sono certa riuscirai a far pace con  i tuoi demoni interiori
A te che un giorno guarderai profondamente dentro te stesso e ti riconoscerai
A te che oggi compi 17 anni ed il tuo piede è lungo circa quanto eri lungo  appena nato
A te che non riesco a credere che sei quasi maggiorenne e presto migrerai a cercare il tuo posto nel mondo
BUON COMPLEANNO !!!!
Ti auguro tutto ciò che di meglio una madre possa augurare al proprio figlio , ma ciò che sopra ogni cosa ti auguro è che tu possa fare pace col tuo passato, accettare le cose che non possono essere cambiate ed amarle nella loro imperfezione, perchè allora e solo allora troverai la pace.

martedì 16 ottobre 2018

LA FORZA DI UNA MAMMA

Oggi ho accompagnato Alessio al suo incontro settimanale con Silvia la terapeuta che lo sta aiutando nelle sue difficoltà con la matematica. Tutte le volte,  mentre sto seduta fuori dallo studio sferruzzando e chiacchierando con mia mamma, c'è una ragazza; avrà circa la mia età e due occhi di una profondità pazzesca. La vedo arrivare sempre sorridente con  la sua piccolina in braccio e un'altra figlia che le sta appresso. Entra nella sala d'attesa rilassata, trasmette pace e serenità al solo vederla. Quasi sempre è carica di borse con il suo piccolo fagottino che le sta avvinghiato come un koala. Deposita le sue cose su una sedia e accompagna la piccola nella stanza di fisioterapia. La sento parlottare con la dottoressa e poi esce. Si siede sulla sedia e con una pazienza infinita inizia a rispondere alle mille domande che le pone la figlia più grande, che avrà all'incirca 9 anni. Con la punta dell'occhio la osservo e non percepisco in lei e nei suoi gesti nè fretta nè impazienza. Ride spesso e la sua voce è rassicurante e serena.  A volte i nostri sguardi si incrociano e tutte le volte penso che vorrei parlarle e conoscerla meglio, poi mi dico che forse è meglio se mi faccio i fatti miei e riposo gli occhi sui ferri ricominciando ad intrecciare le maglie una dopo l'altra. Credo di esserle simpatica; ciò che so di sicuro è che lei a pelle mi piace. Finita l'ora, la terapista la chiama nella stanzetta. Io non vorrei origliare, ma tengono la porta aperta e parlano a voce alta. La dottoressa le elenca tutti i progressi della piccola e lei si rivolge sempre alla sua bambina facendole un sacco di complimenti e di incoraggiamenti, coinvolgendo sempre la sorella. Poi esce, riprende tutto il suo carico, mi guarda, mi sorride, ci salutiamo e torna a casa. 
Oggi quando è arrivata è entrata subito nello studio. Poco dopo è uscita ... sento che ha  ricevuto una telefonata...parla serenamente  e si mette come sempre a parlare e giocare con sua figlia. Ad un certo punto l'ha invitata a scendere al piano di sotto per prendersi una merendina. Non appena la bimba ha voltato l'angolo, si è portata le mani sul viso e ha cominciato a piangere, silenziosamente, compostamente, ma percepivo i suoi sussulti. Due minuti di sfogo, poi si è alzata, è andata in bagno e si è asciugata tutte le lacrime. Nel mentre è tornata la grande con la merenda. "Mamma, come mai piangi?" le ha chiesto. Lei l'ha guardata teneramente e le ha risposto: "Tranquilla, non sto piangendo. Va tutto bene"
Avrei voluto avvicinarmi  e stringerla forte in silenzio, senza parlare.
Quando la terapista l'ha chiamata, come sempre l'ho sentita sollevata e felice di ascoltare i progressi della sua bambina. E' uscita, ha raccolto il suo carico di borse e uscendo col suo koala al collo, mi ha sorriso e ci siamo salutate.
Ho pensato che non sappiamo davvero nulla delle persone e che spesso non possiamo lontanamente immaginare quale dolore si contorce dietro ad un sorriso. Ho pensato alla forza che hanno le madri, capaci di piangere di nascosto per non turbare i loro figli. Ho pensato anche alle madri che invece quelle lacrime le versano e guardando i loro piccoli ammettono che a volte hanno paura, ma che continueranno ad essere forti, dopo essersi asciugate gli occhi. Ho pensato che se imparassimo a guardarci negli occhi, a salutarci e non aver così paura degli altri, forse potremmo trovare nuovi amici. Ho pensato che il mondo sarebbe un posto migliore con la tenerezza. Ho pensato che possiamo sempre rialzarci dopo i momenti di sconforto e ricominciare col sorriso. Ho pensato che grande è la forza di una mamma.

venerdì 12 ottobre 2018

UN BUON CRISTIANO

Caro signore distinto che oggi eri tutto intento a pulire la Cappellina dedicata alla Madonna ,
vorrei dirti che quando mi sono incamminata verso la macchina ed ho visto te e tua moglie intenti  a spazzare via le erbacce, a ramazzare per terra portando via le cartacce gettate da maleducati, ho pensato che il mondo avrebbe davvero bisogno di gente attenta come voi. Poi, però, hai commesso il grave errore di aprire bocca ed è allora che in un nano secondo la mia testa ha cominciato a mettere in moto una serie compulsiva di pensieri contrastanti che non riuscivo ad esprimere. Nella mia assoluta inadeguatezza ed ammetto, anche dalla scomoda posizione di  cittadina che raramente quando vede un luogo malconcio si prende del tempo per rendere quell'angolo di mondo migliore, vorrei però darti alcuni suggerimenti di buona educazione. Quando la prossima volta ti troverai con una scopa tra le mani a pulire un luogo pubblico, per cortesia evita di fermare la gente insultandola e accusandola di non essere un buon cristiano perché non si degna di dedicare del tempo a riordinare la pavimentazione di una statua, seppur si tratti di una statua sacra. Primo perché non puoi assolutamente sapere chi hai di fronte.Magari potrebbe anche essere che stai ingiuriando una madre di famiglia che ha appena passato ore in ospedale ad accudire il figlio malato, o una vedova in lutto o che ne so un neo pensionato che ha appena fatto del bene in una casa di riposo, facendo compagnia a persone sole  e non a statue mute.  Il tuo gesto, che merita rispetto, senza un briciolo di umanità, è solo un gesto esteriore che appaga il tuo ego smisurato e ti permette di autoarruolarti nella schiera dei Buoni, quelli "giusti" che non hanno bisogno di redenzione. Secondo perché il senso civico e la buona educazione hanno poco a che vedere con l'essere come ti sei definito "un bravo cristiano che va a Messa tutti i giorni".
E quando con arroganza mi hai chiesto come potessi  definirmi una donna di fede, come potessi andare a Messa con un cuore sereno se poi non mi occupavo di rendere degno un luogo di preghiera, credimi che mi hai lasciata senza parole. E questo non è sempre un bene. Mi hai lasciata basita perché non riuscivo a capacitarmi della pochezza dei tuoi discorsi. Non potevi e non puoi assolutamente sapere se sono una donna di fede, se sono atea o se credo o non credo in qualcosa. Per questo, con molto rispetto, ti chiedo di collegare la testa alla lingua la prossima volta che mai dovessi incontrarmi per strada, e qualsiasi altra volta in cui ti troverai di fronte ad un essere umano. Una cosa che non puoi immaginare è quanto io sia stata felice di provocare una disgustata smorfia sul tuo viso nel momento in cui, dopo avermi gettato addosso la tua spazzatura mentale, ti ho guardato fisso, e ti ho risposto:"Ma scusi, io non vado a Messa". Che questo sia vero o meno, non ha alcuna importanza, e non mi interessa nemmeno che tu sappia se sono o meno una brava cristiana; di questo me ne occupo io nella mia coscienza. Non sono affari che ti riguardano. E' stato buffo vedere il tuo cambio di umore e di tono quando seccamente mi hai detto: Ah, non vai a Messa? Brava! Allora fai bene a non avvicinarti a questo luogo". Mi ha fatto davvero sorridere questa tua ignoranza e superficialità. E credimi, quando ho chiuso la portiera e ho acceso la macchina, non sono riuscita a partire subito. Per questo ho abbassato il finestrino e ti ho detto: Preferisco cento volte non andare a Messa che andarci come va lei e poi essere una persona giudicante e offensiva". Non ho avuto il tempo di guardare la tua faccia mentre te lo dicevo, perchè sai ho tre figli a cui dare da mangiare e a causa del tempo che mi hai fatto perdere stavo anche arrivando in ritardo al lavoro. Ma queste cose, di me e di chiunque altro  incontri sul tuo cammino, non le saprai mai se le prime parole che rivolgi alla gente sono accuse e giudizi sterili. E nonostante tutto, caro signore distinto che trascorri il tempo a ramazzare per strada, io ti ringrazio perché oggi mi hai insegnato che per essere un buon cristiano non ho bisogno di andare a Messa tutti i giorni come fai tu.

P.S. La cappella ora è veramente ordinata e pulita. Grazie per il tuo servizio. 

venerdì 5 ottobre 2018

UNA PACCA SULLA SPALLA

Questa mattina mi sono svegliata ripensando alla bellissima chiacchierata di ieri sera con Patrizia.
Avete presente due persone che si conoscono di vista ma a pelle hanno la sensazione di potersi aprire senza troppa vergogna o troppa paura? Quando incontri una persona così scaturiscono, inevitabilmente, fiumi di parole, di pensieri e di ricordi. Tra le tante cose che ci siamo dette, una continua a rimbalzare nella testa:ogni tanto tutti abbiamo bisogno di una pacca sulla spalla.
Immaginiamo di avere una giornata fantozziana, una di quelle giornate memorabili che nemmeno una memoria da criceto come la mia, potrebbe mai dimenticare: chiavi dimenticate in garage, lavatrice che si intasa con bagno allagato annesso, appuntamento saltato, cena bruciata sul fuoco perchè l'avevi messa sul gas prima di accorgerti del bagno allagato... 
Che arma abbiamo per sopravvivere ad una catastrofe simile? Solo una: il VAFFANCULO, pensato, sussurrato, detto, urlato e ancora gridato più forte! Lo senti partire dalla punta dello stomaco fino a che incontrando le corde vocali prende la forma di un suono, di una parola, di un grido. E quando sei ormai all'ultimo stadio cosa succede? Ti accorgi che non serviva a nulla urlare, che la rabbia non si sta placando, anzi, pian piano ti senti trascinare in una corrente di negativo. 
Hai ancora un asso nella manica: una telefonata. La telefonata che potrebbe salvarti la giornata. E invece che accade? Immancabilmente  chiami la persona sbagliata. "Pronto? Ciao, scusa se ti chiamo, ma oggi è una di quelle giornate...bla bla bla bla bla bla .... " e senza mai prendere fiato racconti dettagliatamente la tua piccola catastorfe.
"Suvvia, che sarà mai! pensa al tramonto meraviglioso che si vede ora alla finestra...che saranno mai delle chiavi dimenticate di fronte a tanta bellezza?" 
Ed è allora che le lacrime scendono copiose, perchè tu lo sai benissimo che quello che è accaduto non è realmente catastrofico, li hai visti i terremoti nei telegiornali e sai che sono quelle le vere tragedie... Ma sai anche che sarebbe bastato un semplice: "Caspita, mi dispiace, è tutto a posto adesso?" , la meravigliosa pacca sulle spalle di cui tutti abbiamo bisogno, e la serata sarebbe cominciata bene, con un calice di vino in mano per festeggiare la tua vittoria su Fantozzi, il tuo essere sopravvissuta alla tempesta, il meritato riposo del guerriero. E invece, nulla , ricominci con i tuoi mantra di vaffanculo, fino a che riesci a chiamare la persona giusta che arriva di corsa a casa tua con un fantastico Gewurztraminer e due calici di cristallo! 

venerdì 28 settembre 2018

STUPORE E MAGIA

Non ho ben chiaro se la magia e lo stupore possano essere insegnati, o se dobbiamo solo avere la fortuna di ereditarli nel nostro corredo cromosomico alla nascita. Me lo domando ogni volta che guardo i miei figli e ripenso alla loro prima infanzia. I primi due sono stati bambini pieni di fantasia, di meraviglia, di entusiasmo e stupore. Insieme andavamo nei boschi a caccia di fate e gnomi nascosti sotto ai funghi. Trovavamo le loro impronte ed i segnali del loro passaggio ovunque. Li abbiamo visti fuggire dietro agli alberi, o nascondersi sotto alle foglie secche.Spesso ci fermavamo immobili nel mezzo di un bosco, in silenzio, sperando uscissero a chiacchierare con noi. Il periodo natalizio, poi era un tripudio di emozioni e di magia pura. L'attesa di Santa Lucia, che giorni prima del suo arrivo, sbirciava dalle finestre di casa per assicurarsi che i bambini meritassero il dono che stava per portare. Il fieno preparato per il suo asinello, il latte per rifocillarla durante il suo faticoso viaggio tra le case di tutti i bambini. Sentivo la loro agitazione la mattina del grande giorno, i loro passi che correvano furtivi verso la sala cercando di capire se la Santa fosse passata... le loro risate... i regali scartati....la carta ovunque e la loro felicità sul viso e la magia nello sguardo. Mi sono sempre rivista in loro. Sono  stata una bambina con la testa tra le nuvole ed i piedi poco ancorati a terra. Mi bastava pochissimo per fare giri immensi con la fantasia e l'immaginazione. Ricordo che da piccola, ogni volta si passava da Maggianico, sotto la torre rosa che si trova ancor oggi vicino al semaforo, papà iniziava a dire : "State bene attente a vedere se riuscite e scorgere Rapolina.".  Laura ed io cominciavamo a dire : "Rapolina, Rapolina, gettaci la tua treccina". Lo sapevo che si trattava solamente di un gioco eppure io, immancabilmente, quel ciuffo biondo attorcigliato lo vedevo chiaramente. Laura non la vedeva; penso sapesse benissimo che non esisteva nessuna principessa imprigionata, forse avrà anche pensato di avere una sorella pazza e visionaria. Io ho sempre creduto nella magia, nella fantasia, nel potere dei sogni... e non posso fare a meno di crederci ancor oggi. Per questo è stato per me scioccante ritrovarmi faccia a faccia con Alessio, il mio terzo figlio. Lui non riesce ad abbandonarsi ai sogni, agli amici immaginari,. Non si è mai entusiasmato la mattina di Natale davanti ai pacchetti colorati. Per lui era importante solo arrivare a vedere cosa contenessero, non chi li aveva portati. La sera preparavamo il latte per Gesù Bambino, ma al mattino non si premurava affatto di vedere se avesse gradito il nostro pensiero.
Ho provato molte volte a portarlo nel bosco, a parlargli di gnomi, di elfi, ma nulla vedeva solo castagne, funghi, foglie e felci. Non che la natura sia priva di magia e stupore, al contrario, ma i suoi occhi sanno stupirsi solo per ciò che concretamente può toccare e sperimentare. E questo suo atteggiamento così materiale verso la vita, a volte spegne i miei sogni e la mia fantasia.  Forse è vero quando dicono che ognuno di noi ha una favola scritta dentro di se', ma ha bisogno di qualcuno che gliela sappia leggere e raccontare. E quando è stato il momento di raccontarla ad Alessio, ero io che avrei avuto bisogno che qualcuno la leggesse a me. Ero nel periodo più difficile della mia vita, quando tutti i miei sogni, i miei desideri si erano sfracellati e stavo ricomponendo i pezzi della mia esistenza. Forse lui ha solo avuto la sfortuna di non avere nessuno capace di aiutarlo ad allargare lo sguardo verso l'infinito, verso il sogno e la fantasia. Sono felice che sia in grado di stupirsi e trovare meravigliosa la luna che si nasconde tra le nuvole, che sappia apprezzare lo splendore di un paesaggio visto dalla cima di un monte, ma mi auguro che presto possa trovare in fondo al suo cuore una briciola di magia che nei giorni tristi gli dia un attimo di respiro. Tutti abbiamo bisogno di un angolo magico dove ricaricare le batterie, dove perderci e ritornare bambini. Forse tutti abbiamo lo stupore scritto nel DNA ...abbiamo solo bisogno che qualcuno ce lo sappia mostrare.