Che dire...
sono 67 anni anche per te oggi.
E sono più o meno 20 anni che ci conosciamo.
Avevi poco più della mia età di oggi quando i nostri cammini si sono incrociati.
La vita ha dei suoi percorsi particolari. Mette vicine anime diverse per i più svariati motivi. Probabilmente, quando il destino ha fatto incontrare me e Gianluca, aveva in mente un suo disegno particolare...una sua trama tutta da tessere e ricamare.
In questi anni ho imparato a conoscere i tuoi doni ed anche i tuoi difetti. Ho fatto esperienza della tua bellezza interiore e delle tue cadute; delle tue ferite e delle tue potenzialità.
Che dire...ogni persona che incontriamo si rivela sempre essere un dono. E tu lo sei, non solo in quanto nonna dei miei figli, ma proprio per il tuo essere Rita, con tutte le tue sfaccettature.
Io non ho mai avuto una vera nonna... da piccola c'era la mamma di mio papà che ho avuto modo di conoscere, ma non ho mai frequentato. Andavamo a trovarla poco e nel periodo in cui rimanevo in casa da lei passava la maggior parte del suo tempo a raccogliere briciole e bricioline che cadevano sul pavimento. Quando è mancata non ho sofferto tantissimo, perché la conoscevo a malapena.
Sono però felice che i miei figli ti abbiano come nonna. Credo che non dimenticheranno mai le mille attenzioni che hai sempre per loro.
Il viaggio in Olanda con Elisabetta, la tua sorpresa alla stazione nel giorno del suo compleanno, quando ti sei presentata con un mega cartello in mano. Sono cose bellissime che credo scalderanno il loro cuore quando un giorno lontano non ci sarai più. Non siamo eterni, inutile mentire, ma sapere che qualcuno ti ha amato così tanto rende il ricordo eterno. E sono certa che il tuo segno indelebile in loro lo hai lasciato.
Ed oggi nel giorno del tuo compleanno ti auguro di mantenere il tuo spirito pazzerello, la tua freschezza, il tuo essere spesso ancora bambina, perché in fondo il mondo è bello se lo guardiamo con gli occhi di bambino.
Ti auguro che il tempo possa lenire tutte le ferite che hai ricevuto nel corso di questi anni, e che una volta sanate, tu possa continuare a vederle come gioielli preziosi. Ti auguro di continuare ad apprezzare la vita, a viverla in pieno e a godere della bellezza che ti circonda.
Ti auguro di circondarti di amici veri, di poter essere un'amica leale per coloro che ti sono vicino. Ti auguro sorrisi, abbracci, mani tese... ti auguro di conservare la memoria dei giorni belli e lasciar andare i momenti tristi....ti auguro di ridere perché ridere abbassa la pressione e mantiene il cuore giovane...ti auguro giornate riposanti, notti di luna piena a guardare le stelle, passeggiate in montagna, nuotate al mare, cullata dalle onde. Ti auguro di sentire la vita in ogni sua forma per essere sempre viva in ogni cosa che farai.
Ti auguro in questa giornata speciale che qualcuno ti doni un fiore, ti porti un regalo, ti dia un abbraccio...
BUON COMPLEANNO!!!
martedì 2 luglio 2019
sabato 8 giugno 2019
ZOO
Accade per caso che in un giorno qualunque tu ti imbatta nella recensione più dolce che sia mai stata scritta su un libro, un invito alla lettura redatto da uno scrittore che elogia la bellezza di un romanzo e dichiara amore alla sua donna :
"Oggi esce questo libro qui.
Lo ha scritto la scrittrice più brava che io conosca.
Incidentalmente, è anche la donna che amo.
Proprio per questo, so che c'è chi mi considererà meno credibile se vi dico che si tratta di uno dei romanzi più belli, intensi, veri, travolgenti, passionali, che io abbia letto da non so quanto tempo. Ma ho deciso di correre il rischio, con la serenità e l'incoscienza di chi sa di dire, ogni volta, solo la verità (... )
Oggi esce questo libro qui.
Lo ha scritto la scrittrice più brava che io conosca.
Incidentalmente, è anche la donna che amo.
Questo romanzo eccezionale spiega bene il perché, di entrambe le cose."(Matteo Bussola)
Il libro in questione si intitola ZOO e nasce dalla penna, dalla mente e dal cuore di una scrittrice che, chiedo umilmente venia, non conoscevo affatto fino a qualche giorno fa: Paola Barbato, incidentalmente la moglie del Bussola.
Provengo da un periodo di "blocco del lettore"; mesi passati a cominciare romanzi senza riuscire a portarli a termine. Ho sul comodino una pila di volumi che "prima o poi riuscirò a finire"...o per lo meno questo è quel che spero.
Fatto è che non leggevo un romanzo dall'inizio all'ultima riga da dicembre...
Forse è proprio vero che sono i libri a sceglierci e non noi che li acciuffiamo dagli scaffali portandoceli dietro come fossero tesori preziosi.
E ZOO mi ha afferrata...catturata...imprigionata tra le sue spire. Fortunatamente, solo in senso metaforico.
A differenza di quel che accade ad Anna, che un giorno si risveglia , tra le sbarre di una gabbia, narcotizzata, in un luogo sconosciuto,senza il ricordo di quel che ha fatto o le è accaduto nelle sue ultime ore: paura, spavento, terrore allo stato puro e poi la mente lucida che analizza, osserva,inquadra e fa agire.
Rabbia, gelosia, cattiveria, freddezza, calcolo, spirito di sopravvivenza si mescolano, intrecciandosi tra loro, a sentimenti più nobili come la tenerezza, il calore umano, l'amicizia, l'amore vissuto nelle sue forme più strane e più malate, ma che pur sempre, trattandosi di amore, mantiene il suo potere taumaturgico.
Scoprirsi vulnerabile, progressivamente nuda e ridotta ad una sorta di fiera da baraccone, obbliga Anna a venire a patti con le sue paure più grandi, con i suoi difetti , la cattiveria radicata nel cuore, la rabbia che come una fiammella brucia in lei , i ricordi di una madre opprimente e la paura di non uscire viva.
Un romanzo crudo, sconvolgente, che ti lascia spesso senza fiato.
Un romanzo, che oltre ad essere una storia bellissima, nella sua crudeltà e bestialità , ha il grande pregio di essere un'analisi profonda delle relazioni umane, della nostra condizione, spesso non consapevole, di schiavitù. Siamo tutti marionette governate da fili più o meno invisibili di un burattinaio o abbiamo la facoltà e, forse anche il dovere, di ribellarci a regole prescritte?
E qualora ne fossimo sufficientemente capaci, quale prezzo saremmo disposti a pagare?
Orgoglio calpestato senza remore, giochi di potere... fino a dove si spinge un essere umano ridotto ad una bestia, spogliato della sua dignità? Chi può dire che rimarrebbe coerente coi suoi principi ed ideali, fedele alla sua umanità se fosse completamente privato delle più basilari forme di rispetto umano?
Molti sono gli interrogativi che questo romanzo, crudele, disumano, ma bellissimo nella sua spietatezza, mi ha messo di fronte.
Una scoperta piacevolissima di un'autrice che scrive senza mezzi termini, senza paura di risultare volgare, impudica, indecente e sboccata. Una scrittrice capace di farti vedere i personaggi, come fossero reali, tangibili, crudeli e grezzi, ma così veri che senti i brividi quando li senti avvicinare.
Potere, questo, che appartiene solo ad anime e menti che hanno dentro di se' ancora molti fantasmi, che non hanno paura ogni giorno di guardarli in faccia questi fantasmi, di sconfiggerli, di vincerli di nuovo ogni volta che vengono a bussare. Come i miei fantasmi... come i vostri...con la sola differenza che se sai scrivere così bene, sei anche in grado di fare capolavori.
giovedì 6 giugno 2019
FOGLIE SECCHE
Questa mattina mi sono svegliata pensierosa, come mi accade ormai da parecchi giorni.
Poi sono andata al lavoro,
ho cominciato a spazzare le foglie secche nel cortile,
con 30 gradi,
a giugno.
E niente,
ho pensato che la natura ha un'intelligenza superiore.
Non aspetta che sia autunno per liberarsi dalle foglie secche.
Le butta a terra,
le allontana dai suoi rami
ogni volta che ha bisogno di mettere foglie nuove,
di rinfoltire la chioma,
di crescere e diventare rigogliosa.
Ed ho cominciato a gettare al vento
i pensieri che non mi fanno crescere,
che prendono la linfa che serve alle nuove foglie,
che hanno bisogno di diventare concime per la terra.
E mi sono sentita meglio...
Poi sono andata al lavoro,
ho cominciato a spazzare le foglie secche nel cortile,
con 30 gradi,
a giugno.
E niente,
ho pensato che la natura ha un'intelligenza superiore.
Non aspetta che sia autunno per liberarsi dalle foglie secche.
Le butta a terra,
le allontana dai suoi rami
ogni volta che ha bisogno di mettere foglie nuove,
di rinfoltire la chioma,
di crescere e diventare rigogliosa.
Ed ho cominciato a gettare al vento
i pensieri che non mi fanno crescere,
che prendono la linfa che serve alle nuove foglie,
che hanno bisogno di diventare concime per la terra.
E mi sono sentita meglio...
martedì 4 giugno 2019
GENITORI FELICI...FIGLI FELICI
"Per te è facile...lo hai scelto tu"
"Tu sei contentissima, non te ne frega nulla di come ci sentiamo noi"
"Certo, ti dobbiamo seguire come cagnolini ....facile per te ...sei tu che vuoi andare via da qui "
Queste sono solo alcune delle frasi che ultimamente, ad intervalli abbastanza regolari mi vengono rivolte dai miei figli. E queste forse sono anche le parole più gentili che mi urlano contro.
Ammetto, che ogni volta che mi lanciano queste comprensibilissime lance affilate, io non so che cosa rispondere. Mi blocco con le parole che a malapena riescono a uscire dalla bocca; si impiantano ad un passo dalle labbra e si spengono mentre cerco di soffocare le mie lacrime e la mia fatica. E così, nell'impegnativo tentativo di rimanere serena, ecco che, dopo avere cercato di spiegare serenamente tutte le ragioni che ci hanno portato a prendere questa decisione, esplodo. Non sono in grado di mantenere il controllo e mi arrabbio...o meglio dico le cose in maniera sgarbata, aggressiva.
"Nessuno vi obbliga a seguirmi... se volete potete decidere di rimanere qui con papà " sono le parole che spesso pronuncio per chiudere queste diatribe che mi stanno sfinendo.
Perchè è vero... loro sono i miei figli e non hanno potere decisionale in questo momento e per questa situazione, ma è anche vero che non ho deciso di cambiare città, scuole, lavoro, per un capriccio.
Ho pensato a lungo a tutti i possibili problemi che una scelta di questo tipo avrebbe comportato. Ho messo in conto la loro fatica di salutare gli amici, di allontanarsi da una vita che è sempre stata qui, fin dalla loro nascita. Ma sono certa che presto staremo bene, che a breve la nostra vita prenderà il fiato e ricomincerà a respirare regolarmente, serenamente.
Eppure, ogni volta che li guardo mi sento colpevole. Rea di allontanarli dal loro nido, di strapparli dalle loro amicizie, di obbligarli a seguire il mio percorso. So che non devo farmi schiacciare dai sensi di colpa che lavorano ai fianchi giorno e notte cercando di convincermi a tornare sui miei passi. Molte volte ho pensato che forse dovevo mettere da parte il mio desiderio di condividere la mia vita con Michele, per loro. Che una madre ha il dovere di sacrificarsi per i propri figli. O per lo meno, questo è quello che ho sempre creduto fosse la strada giusta per essere una buona madre.
Poi, ad un certo punto , ho capito che non esistono buone o cattive madri.... ci sono solamente donne, che hanno messo al mondo dei figli. E sono e rimangono prima di tutto...donne. I figli a breve prenderanno la loro strada e mi ritroverei qui, a rimpiangere una vita che desideravo vivere, senza loro tre accanto perchè giustamente impegnati a costruirsi il loro futuro.
Per questo ho deciso che i miei figli meritano una mamma felice, una mamma realizzata. E poichè sono certa, di aver preso in considerazione questo trasferimento anche come un'opportunità migliore per il loro futuro, io mi prendo la responsabilità di inseguire la mia strada, portando loro con me.
E in tutto questo marasma di emozioni, di paure, di ansie, di interrogativi, in questo momento si aggiunge la fatica che leggo stampata negli occhi del loro papà ogni volta che lo incrocio.
Carissimo Gian,
ultimamente, dopo anni in cui credo entrambi ci siamo odiati, abbiamo sfogato tutta la nostra rabbia, il dolore e la delusione per la fine del nostro matrimonio , le litigate prima e dopo la separazione, l'incompatibilità profonda di scelte e di modi di vedere la vita, ecco , oggi, dopo molto tempo, riusciamo a sederci a mangiare allo stesso tavolo, parliamo senza alzare la voce, e per questo sono felice. Ma in queste ultime volte in cui ci siamo visti, io non riesco ad affrontare a cuor leggero il discorso del nostro trasferimento, Perchè so che stai soffrendo, sono consapevole che veder partire i ragazzi, anche se a un'ora di strada da qui, è per te motivo di dolore.
Prima di tutto, però, sono grata che tu abbia compreso e non abbia fatto nulla per ostacolare la mia decisione.
Sono grata che nonostante la tua fatica, li incoraggi a vedere il positivo.
Lo sai, e mai devi dimenticarlo che sei tu il loro papà e che loro questo lo sanno benissimo.
La porta di casa nostra sarà sempre aperta e quando vorrai, anche solo venirli a trovare sarai sempre il benvenuto.
Non lasciarti intimorire dalla strada, la faccio da ormai 4 anni ogni settimana e non è un ostacolo insormontabile.
Abbi sempre la voglia di parlare con loro, di ascoltarli anche se ora che stanno crescendo, sembra non ci vogliano più tra i piedi.
Sono certa che allontanarsi fisicamente non vorrà dire allontanarsi col cuore.
Se vorranno trascorrere del tempo con te sappi che non li ostacolerò, non l'ho mai fatto e non lo farò certo ora.
Sono sicura che troveremo soluzioni per rendere tutto meno pesante, meno difficile.
Ma soprattutto, promettici che cercherai in tutti i modi di pensare a stare bene, a trovare di nuovo serenità, per te stesso, perchè come meritano una mamma felice, meritano anche di avere un papà felice.
Ci siamo fatti tanto male durante la nostra vita assieme, ma abbiamo tre gioielli preziosi che meritano davvero di vederci felici, per poter imparare anche loro ad inseguire senza mai fermarsi i loro sogni e la loro felicità.
domenica 2 giugno 2019
PER SEMPER CO LA OIA
Sono secoli che non pubblico una foto delle mie torte. E non è un caso che sia proprio la torta dei BLACK EAGLES...
Anni fa, quando la mia vita aveva iniziato ad andare a rotoli, quando una profonda crisi aveva messo in discussione tutto ciò in cui avevo creduto fino ad allora, la pasta di zucchero fu la mia salvezza.
Mi salvò come qualsiasi passione è in grado di salvarti: totalmente, irreversibilmente e profondamente.
E quando Alessio decise di iniziare a giocare a RUGBY, sono stata salvata una seconda volta.
Sono approdata nella grande famiglia dei Black Eagles, due anni fa, in punta di piedi...
Ricordo, come fosse ieri il momento in cui ho compilato il modulo di iscrizione.
Ad un certo punto veniva chiesto:
Mi impegno a dare la mia disponibilità per....... seguito da una lista di competenze per me abbastanza improbabili. Fortunatamente, esiste sempre la casella: ALTRO.
Beh, l'unica cosa che sapevo fare in quel momento era scattare qualche fotografia. Quindi molto serenamente ho scritto...scattare le foto alle partite.
Ricordo che chi prese tra le mani il mio foglio, mi disse abbastanza acidamente che tutti i genitori scattavano le foto alle partite. In effetti, se ci penso, credo di essere stata abbastanza presuntuosa al momento. Però dal primo concentramento ho portato con me la mia amata macchina fotografica.Con l'appoggio prezioso di Michele, insieme ci siamo infiltrati sui campi, ed abbiamo iniziato ad immortalare gli attimi preziosi dei ragazzi in campo. Sono molto grata per la fiducia che dopo la prima partita ci è stata accordata. Per noi, accompagnare Alessio ai raggruppamenti è diventato più che un dovere, un appuntamento desiderato ogni volta. Abbiamo amato scendere in campo con i ragazzi, seguirli attraverso il mirino, immortalare le loro azioni, fissare come ricordi preziosi le loro vittorie, le loro sconfitte...insomma vederli crescere e documentare, foto dopo foto la loro maturazione profonda, come giocatori e come ragazzi.
Se mi chiedessero perchè amo così profondamente il rugby, ecco credo che risponderei:
PERCHE' E' UNA SCUOLA DI VITA .
Sono tantissime le lezioni che ho imparato guardando i ragazzi giocare...
che anche se cadi, puoi rialzarti ogni volta
e ti rialzi meglio quando hai qualcuno accanto che ti sostiene
che se stai tremando dalla paura, puoi vincerla
perchè accanto a te c'è un compagno che ti da' forza
che avanzare da solo è difficile,
è meglio aspettare l'amico che è due passi dietro di te, passargli la palla ed avanzare insieme
che colpire duro qualcuno per prendere la palla,
equivale un po' a non aver timore di parlar chiaro per restare te stesso e seguire i tuoi sogni
che se uno va in meta, è perchè in tanti si sono sacrificati per lasciarlo correre
che la palla è imprevedibile,
come la vita, ma la puoi afferrare, giocare, lanciare indietro, riprenderla e metterla a segno
che di fronte a te non hai un avversario,
ma un compagno di viaggio che remandoti contro ti sprona a vincere
che una birra è la miglior medicina per curare una sconfitta
o il miglior modo di festeggiare una vittoria
che nulla al mondo eguaglia il profumo delle salamelle,
anche alle 9 di mattina
che le ore di allenamento di Alessio, sono state l'occasione migliore
per sedermi fuori dagli spogliatoi a fare la maglia come una nonnina
ma più di ogni cosa, quello che ho imparato dal rugby è che è per tutti ... tutti siamo indispensabili, ognuno con il suo talento, la sua particolarità, il suo dono...
Ed oggi, dopo due anni, mi ritrovo qui, con un nodo alla gola a salutarvi.
Quando Michi ed io abbiamo cominciato a progettare la nostra vita in terra bustocca non avrei mai pensato di sentirmi strappare un pezzettino di cuore nel lasciare la mia vita qui. Avevo un forte bisogno di ricominciare, di trovare un nuovo spazio tutto mio, di poter essere me stessa altrove senza che nessuno ricordasse la Chiara di un tempo, quella che ora è solo un ricordo. Non mi ero accorta che con voi lo sono stata...me stessa, rinnovata, senza paura di mostrarmi nelle mie bellezze e nei miei molteplici difetti... So di essere a volte scostante, di non essere sempre capace di condividere lunghe chiacchierate, spesso mi rinchiudo nel mio mondo, mi sono seduta sovente con un uncinetto in mano anche, a volte, per evitare di fermarmi a parlare, ma riconosco di essere capace di creare relazioni, di sentire i cuori degli altri, di sentirli davvero. Ed oggi, se una parte di me soffre nel lasciare voi, che siete per me una piccola famiglia, è perchè mi avete dato tanto, e quel tanto l'ho sentito dentro.
Grazie ad ognuno di voi per quello che siete.
Una volta lessi una meravigliosa poesia che diceva che ogni persona che incontriamo nella nostra vita è come una foglia di un albero:alcune rimangono attaccate al ramo per sempre, altre il tempo di una stagione, poi basta un soffio di vento per portarle lontano, ma pur sempre foglie di quell'albero sono e rimarranno tali.
Alcuni di voi li ho scoperti troppo tardi,ma come dice una persona specialissima..."meglio averti scoperta"
E' vero, andremo un' ottantina di chilometri più avanti... ( o indietro...l'orientamento geografico non è il mio forte), ma sono sicura che certi legami rimarranno vivi e continueremo a volerci bene..PER SEMPER CO LA OIA ...
mercoledì 29 maggio 2019
PAULA
38 anni ...
38 anni e continuo imperterrita a chiamarti "la mia sorellina"
nonostante tu sia più alta di me,
nonostante tu tenga per mano una piccola donna che a settembre varcherà la soglia della scuola primaria.
La mamma dice che quando stavi arrivando tu, a tutti i costi desideravo chiamarti Paula...
Ha dovuto inventarsi la scusa che i bambini nascono già con il nome perchè io accettassi Laura, come nome di Battesimo, secondo il volere suo e di papà.
Ovviamente non è difficile credere che io abbia abboccato alla grande e dato per scontato che davvero i bambini venissero al mondo nome-muniti.
Già perchè nonostante tu sia più piccola di me, per qualche ragione che mi è ancora oscura, tu per me sei sempre stata un baluardo di sicurezza, ed io più fragile ed ingenua di te, necessitavo spesso del tuo supporto e della tua presenza.
Ricordo poche cose della nostra infanzia, purtroppo... ma non posso dimenticare le mille volte in cui ti svegliavo la notte perchè tu mi accompagnassi in bagno, i "ti pregoooooo vieni con me a prendere il pane ", perchè avevo paura ad attraversare la nostra stradina allora buia e poco sicura.
Ricordo quando ti mettevi in mezzo tra me i bambini che mi prendevano in giro. Mi hai sempre difesa e sempre mi sei stata accanto.
Eppure oltre questi pochi flash in cui percepisco nel rimembrarli una sensazione profonda di essere stata amata e protetta, ho pochi ricordi di noi , delle nostre confidenze o segreti.
Ricordo i pomeriggi passati a giocare con la palla al muro " C'erano dieci fratelli, tutti gemelli, tranne uno di nome Bruno"
Le infinite partite di tennis, nelle quali il nostro unico e degno avversario era la parete dell'atrio del palazzo.
Le chiacchierate in giro per strada fingendo di parlare una lingua straniera, l'alfabeto farfallino, le favole di Gianni Rodari lette e rilette ridendo a crepapelle.
I salti alla corda.. "mela, arancia, limone, fragola, lampone..." durante le quali ovviamente io inciampavo dopo il primo, massimo secondo salto.
Gli spettacoli che improvvisavamo sulle note di "Arriva Cristina, e adesso lo sai..." sognando
( almeno io ) di sposare Satomi o Mirko dei Bee Hive.
Le domeniche mattina passando di casa in casa al Pascolo a portare il Giornalino e Famiglia Cristiana. L'offertina che chiedevamo ai vicini di casa dopo gli spettacoli ed i balletti,che avevamo il coraggio di presentare senza vergogna ( a dire il vero solo durante l'unica vacanza in montagna ad Oltre il Colle)
Poi il nulla...
Non ho più ricordi di te e di me alle scuole medie, alle superiori...
Qualche piccolo frammento legato ai gruppi di preghiera, ma nulla di più.
La mia vita si è racchiusa in se stessa, nella costante ricerca di riempire un'assenza che mi faceva male e guarire ferite che non riconoscevo e non sapevo di avere nonostante provassi dolore.
Ti ho seguita, da lontano, ammirando con orgoglio i tuoi successi scolastici, la tua crescita professionale e lavorativa. Ma mi spiace che nel momento di maggior bisogno, quando la tua vita stava rotolando poco felicemente, allora forse inconsapevolmente, verso il tuo futuro più bello, io non c'ero.
Ero troppo ripiegata sulle mie fatiche, nella mia guerra personale per diventare la donna che sono oggi... ma ti ho lasciata sola.
E per questo ti chiedo di perdonarmi.
So che te la sei cavata egregiamente e sono fiera della persona meravigliosa che sei!
Conserva sempre il tuo grande equilibrio e la tua pacatezza e saggezza.
Non smettere mai di inseguire le tue passioni ed i tuoi sogni, perchè sono questi che ci rendono vivi.
E per quanto puoi, quando vorrai, prova per una volta nella nostra storia di sorelle ad essere tu quella che mi chiede di accompagnarti nel buio, di attraversare una strada che ti fa paura. Sono sempre stata fragile, lo so, ma ora ho le spalle più larghe e se lo vorrai, in qualche tratto difficile di cammino potrei essere io a darti sostegno, come tu lo hai sempre dato a me. Ti voglio bene piccola grande "Paula" e sono felice che tu sia parte della mia vita...per sempre <3
venerdì 17 maggio 2019
UNA CANZONE CHE VINCE SU TUTTO
"Questa è una storia di Giganti.
No, questa è la storia di un'isola
No, questa è la storia di una montagna
No, questa è la storia di un bel paese col porto, le botteghe, il mercato, le casette i giardinetti e le vetrine...
Questa è la storia di gente coraggiosa
Sì, coraggiosa ed arrabbiata, ma non si erano arrabbiati, si erano stufati
Non si erano stufati, si sono uniti , uniti tutti insieme, mica come noi adesso
Questa è la storia di una canzone che vince su tutto"
Inizia così questa sera uno spettacolo teatrale messo in scena da Alessio ed i suoi compagni di classe, 30 ragazzini di quinta elementare, guidati dalla meravigliosa Chiara Magri.
Per chi non la conoscesse, Chiara è prima di tutto una donna piena di passione per la vita, vita che trasmette attraverso il teatro in tutte le sue forme ed è anche un'artista di grande livello. Senti la vita che pulsa e batte dentro il suo petto mentre parla con quella voce pacata, quasi sussurrata, che ti costringe a fare silenzio per poterla udire. Che in fondo, è l'unica via per poter sentire quello che conta veramente, senza farsi distrarre da voci fuorvianti e ingannevoli. La vita la vedi uscire da quegli occhi pieni di entusiasmo e di meraviglia. Senti fuoriuscire linfa dai suoi movimenti leggiadri e delicati. I nostri ragazzi hanno lavorato con lei nel corso di questi anni, dedicandosi a svariati progetti teatrali, sempre motivati ed entusiasti.
Ma oggi, quello a cui ho assistito è stata un'esperienza catartica, una sorta di rivelazione, una scoperta liberatoria, un momento profondo ed intimo.
Io non so, se questi ragazzi siano consapevoli della bellezza che hanno portato in scena, ma sono sicura che quello che hanno raccontato, rappresentato, cantato e danzato, è entrato in loro, come un piccolo seme pronto a sbocciare.
La storia parla realmente di Giganti, di un'isola, di un paese, di gente che si unisce, di un canto che vince su tutto.
Un ragazzo, rappresentato dall'intera classe V B, abituato a cantare una nenia rituale, trasmessa di generazione in generazione, si ribella al vecchio del villaggio, impersonato dalla V A.
Accade anche oggi, come un tempo, probabilmente fin dagli albori del mondo: ad un certo punto i giovani si accorgono di non poter obbedire ai comandi degli adulti, senza saperne il motivo. Hanno bisogno di sapere perché devono agire secondo le loro leggi. Non basta sentirsi dire: "E' così da sempre. Devi suonare, non smettere! E' la tradizione! "
Ed è di fronte a queste imposizioni che il giovane urla tutto il suo disappunto: " Ora basta! Vogliamo sapere perché ci tenete qui... Suonatela tu, vecchio, se è così importante!"
La triste verità è che la musica la possono suonare solamente i giovani, e forse solo coloro che riescono a rimanere giovani e liberi dentro.
Ed è a questo punto,che, grazie a splendidi effetti coreografici, ombre cinesi, marionette, giochi di luci ed ombre, viene narrata la leggenda della montagna.
Si narra che tanti anni fa esisteva un paese meraviglioso. "Per cento e cento anni, i nani avevano vissuto in pace, cantando, suonando e raccontando storie buffe. Ma un triste giorno nella montagna nera cominciò a sentirsi un tremendo odore di formaggio andato a male. Dopo l'odore comparvero le teste, poi le braccia e tutto il resto. Due terribili giganti erano sbucati dalla montagna. "
Gli abitanti della montagna sentendo quella nauseabonda puzza cominciarono ad incolparsi l'un l'altro, litigarono furiosamente e smisero di essere amici.
I due giganti presero le loro case, ruppero le finestre, rubarono mobili, presero tutto ed i nani restarono senza più nulla.
" E questo non era che l'inizio... Noi nani lavoravamo come schiavi per i due nuovi padroni, e cosa tremenda, preparavamo il loro schifoso formaggio che vendevano agli altri giganti a peso d'oro".
La vita nella montagna nera era diventata molto triste, la puzza del formaggio era dappertutto ed il peggio doveva ancora arrivare.
I giganti, ormai diventati sempre più ricchi cominciarono a conoscere l'invidia. " Si picchiarono per una intera settimana. Poi decisero che era meno pericoloso far combattere i nani al loro posto"
E così scatenarono una guerra tra nani. Le battaglie furono cruente, morì moltissima gente e con loro morì anche un'amatissima mucca. Quando ormai i mucchi di cadaveri avevano oscurato il cielo, i nani rimasti si riunirono in gran segreto. Il più saggio raccontò di aver visto il fantasma della mucca in sogno, venuta per dar loro un messaggio molto importante:
"Se continueremo a fare la guerra, i giganti diverranno sempre più potenti"
Il saggio allora spiegò ai superstiti che quando era piccolo, il suo maestro gli aveva insegnato un canto , una musica contro i malvagi.
I nani iniziarono così a cantare quella canzone liberatoria, quella canzone che unisce e riuscirono ad abbattere il muro che li divideva. I giganti caddero allora in un burrone e vennero ricoperti dalle macerie dai nani.
"QUANDO UN NANO SUONA, SI SENTE LIBERO E QUANDO SI SENTE LIBERO HA VOGLIA DI CORRERE E DI FAR VOLARE GLI AQUILONI "
Da quel momento i nani ritornarono ad essere amici e negli anni trasmisero questa canzone, di generazione in generazione.
Da quel momento i nani ritornarono ad essere amici e negli anni trasmisero questa canzone, di generazione in generazione.
Non so voi, ma oggi, dopo aver letto la triste notizia di un'insegnante sospesa dal suo incarico perché insegnava ai suoi alunni a ragionare con la loro testa, e le idee che quelle teste hanno partorito risultavano scomode a qualcuno; di fronte alle notizie di continui episodi di razzismo, al continuo dilagare di gente arrabbiata, violenta, intollerante, guardare questi 30 ragazzi, uniti, pieni di entusiasmo, fiduciosi, amici ...30 ragazzi provenienti da moltissimi paesi diversi, da culture diverse, famiglie diverse, tenersi per mano, cantare insieme e insieme sentirsi liberi, ecco guardarli, a me ha aperto il cuore. E' per loro, che sono il nostro futuro, che non ho paura di cantare, è per loro, la nostra speranza di un domani migliore, che non cedo alla paura, per loro così uniti e vicini che posso dire che la buona scuola esiste ancora. E mi auguro che possano tenere vivo quel canto che vince su tutto, anche nella vita reale, non solo sul palcoscenico di questa sera, perché dopo essere stati i protagonisti di un miracolo così grande, possano essere anche nel mondo testimonianza che i giganti, di qualsiasi taglia e misura, si vincono solamente rimanendo uniti !!!
Un grazie speciale alle maestre che hanno creduto in questo progetto ed a Chiara per tutta la vita che porta intorno a se'.
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